Il processo collaborativo è il nuovo modo di separarsi con rispetto e in modo razionale.
Si basa su principi che invertono la logica del Cliente: da quella antagonista ad una logica collaborativa.
Il processo è centrato sui Clienti e guidato dai Clienti, richiedendo ad essi e ai loro Avvocati di compiere un significativo mutamento di pensiero e di approccio (professionale, per gli avvocati).
Un punto determinante della pratica collaborativa è l'impegno a non minacciare cause, né tantomeno dare àdito ad esse ed impegnarsi in uno scambio aperto di informazioni, anche rilevanti senza coinvolgere i figli nei problemi dei genitori.
I principi del diritto collaborativo includono:
- La promessa di raggiungere una soluzione senza l'intervento di un giudice.
- L'impegno scritto che qualora uno dei clienti ricorra al giudice, tutti gli avvocati rinunceranno al mandato e non tuteleranno più il proprio assistito.
- La promessa di ogni partecipante di negoziare in buona fede, e rimanere flessibili, aperti alle soluzioni, utilizzando metodi di negoziazione rispettosi e costruttivi.
- La promessa scritta che tutti i documenti prodotti nel processo collaborativo in buona fede e tutte le comunicazioni relative al processo collaborativo, resteranno inammissibili nel caso di processo giudiziario.
Il concetto di processo collaborativo è stato elaborato nel 1989 da Stuart Webb (
leggi la lettera da cui è iniziata la pratica collaborativa), un avvocato familiarista americano, il quale aveva compreso che la soluzione giudiziaria nel divorzio infliggeva danni più gravi alle famiglie del divorzio stesso. Dal 1989 la pratica collaborativa si è diffusa sempre più negli Stati Uniti e nel mondo, travalicando i confini del diritto di famiglia per essere applicata al processo civile, commerciale e del lavoro.
Il diritto collaborativo è una efficace alternativa alla lite giudiziaria; di solito risolve i problemi ad un costo inferiore e comunque fuori dalla logica del vincitore e vinto.